Quanto siano nervosi gli investitori è risultato evidente dalla reazione alle novità della Banca Centrale Europea (BCE) della scorsa settimana, decisioni orientate all’accomodamento che hanno alimentato i timori sulla crescita economica.
In tutta Europa si stanno gradualmente abbassando le previsioni di crescita. Mercoledì 6 marzo, solo un giorno prima del vertice della BCE, l’OCSE ha tagliato le previsioni sulla crescita della zona euro all’1% dall’1,8%. Le nuove previsioni hanno confermato l’intenzione della BCE di iniziare l’aumento dei tassi non prima del 2020.
A gennaio, il Presidente della BCE Mario Draghi ha apertamente dichiarato che i rischi ribassisti sono in aumento e che la banca centrale “rimane pronta a modificare tutti i suoi strumenti” per raggiungere l’obiettivo di inflazione. Persino allora, gli analisti scommettevano sui TLTRO come strumento preferito per fornire liquidità a banche selezionate. Quindi la BCE ha premuto il grilletto un po’ prima di quanto si aspettassero gli analisti, che pensavano che la Banca Centrale stavolta si sarebbe limitata a preparare il terreno per un’azione futura.
L’ euro è sceso così come i rendimenti, non solo degli euro bond ma anche dei Buoni del Tesoro USA, con il debito governativo statunitense che è sembrato più allettante alla luce di un ulteriore rinvio degli aumenti dei tassi in Europa. Sono crollati anche i titoli azionari USA e l’aumento molto minore del previsto dell’occupazione statunitense annunciato venerdì ha peggiorato la situazione, fino a quando i prezzi più bassi hanno spinto i compratori a tornare sul mercato verso la chiusura.
L’azione preventiva della BCE – Draghi si è vantato del fatto che, almeno stavolta, la banca centrale “non è rimasta sicuramente indietro” – non risponde alla domanda su cosa succederà alla crescita economica europea. In effetti, niente di ciò che succede in Europa risponderà a questa domanda. Molto dipenderà dal successo degli sforzi della Cina di stimolare la propria economia e dall’eventuale risoluzione degli scontri commerciali.
La preoccupazione principale a questo punto è che la BCE abbia esaurito gli strumenti per stimolare l’economia qualora le cose dovessero peggiorare. A parte riattivare il programma di acquisto di bond – una mossa che non può essere esclusa – c’è poco altro che la banca possa fare se la Brexit dovesse rivelarsi disastrosa e sconvolgente o se lo stimolo cinese non riuscisse a risollevare la crescita europea. I tassi di interesse sono fermi in territorio negativo e difficilmente potrebbero essere abbassati e la liquidità mirata per le banche è già programmata.
Con tutto il parlare di quanto la Brexit possa pesare sull’economia britannica, viene prestata poca attenzione all’impatto sul resto dell’economia UE. Il commercio tra UE e Regno Unito è a doppio senso. Gli economisti tedeschi di recente hanno calcolato che una Brexit senza accordo potrebbe pesare su 100.000 posti di lavoro in Germania, rendendo il paese il più colpito dei restanti membri dell’UE.
Ci sono pertanto numerosi motivi per gli investitori per essere nervosi. Il mercato può aver reagito esageratamente alla mossa della BCE ma chi può biasimarlo? Draghi ha sopportato sufficienti critiche sul troppo poco e troppo tardi e non vuole lasciare l’incarico ad ottobre come il Presidente della BCE che è rimasto indietro.
Staremo a vedere nelle prossime settimane, in vista delle elezioni europee di fine Maggio.
