Se guardiamo al breve periodo l’ipotesi recessione è sulla bocca di tutti, ma alzando lo sguardo verso un futuro meno prossimo potremmo essere è più ottimisti.
Infatti sotto il punto di vista della crescita ci sono tre punti importanti da considerare che possono farci vedere il bicchiere mezzo pieno.
1. I prezzi dell’energia sono scesi.
Nonostante ciò possa essere, in parte, sintomatico di una domanda globale più debole, l’andamento a ribasso sta aiutando a tenere a freno l’inflazione e sta fomentando il reddito reale in tutto il mondo. Il mercato americano approfitta della situazione anche per via del basso prezzo delle tasse sulla benzina. Il risultato? I salari reali stano crescendo del 2%.
2. Rapporto Usa – Cina.
Un accordo che calmi le acque torbide tra Cina e Stati Uniti non sembra ora impossibile, specie dopo l’annuncio di Trump degli scorsi giorni secondo cui si starebbe preparando a ridurre i dazi applicati lo scorso anno su oltre 200 miliardi di dollari di prodotti “made in China”. Bisognerà attendere sino a fine mese, quando il leader americano e Xi Jinping si incontreranno per raggiungere un accordo. Sul tavolo restano le questioni energia, agricoltura e beni manifatturieri, con la Cina costretta ad acquistare una quota crescente di prodotti americani di tali settori, andando così ad incidere sulle vendite extra USA.
3. Una politica monetaria più morbida.
Le ragioni di questa “morbidezza” sono da ricercare sia nella minore inflazione che nel cambio di tono effettuato dalla Fed tra Dicembre e Gennaio, con la banca centrale divenuta più “responsive” ai segnali dei mercati. Questo elemento, insieme ad altri, è stato sicuramente essenziale per assistere al posizionamento positivo degli indici dal primo Gennaio ad oggi.
Sono questi i tre punti che hanno messo il “buonumore”. Ma attenzione, il maltempo è dietro l’angolo, bisogna sempre essere pronti a gestire il cambio di fronte dei mercati e l conseguente volatilità.
