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Qualcuno ha Detto Videogame? Cosa ci Insegna il Caso GameStop

Tempo di lettura: 4 minuti.

Dai primi rialzi di venerdì 22 Gennaio al tweet di Elon Musk, la perdita di Melvin Capital e l’intervento della politica.

Nessuno sa ancora come andrà a finire, o forse è una storia già scritta, ma una cosa è certa: oggi si parla del caso GameStop, titolo della società fondata nel 1984 a Dallas, quotata al New York Stock Exchange, famosa per essere il più grande rivenditore di videogiochi nuovi e usati nel mondo, destinata a fallire a causa del boom della distribuzione digitale.

GameStop, stancamente intorno ai 30 dollari per azione, lontano dai fasti del 2007, anno in cui il titolo raggiunse il picco di 67 dollari, sembra avere tutte le caratteristiche di una società da “shortare”, cioè scommettere che il prezzo delle azioni continuerà a scendere,  complice soprattutto il boom dell’e-commerce. Infatti, diversi hedge fund decidono di shortare GameStop: in pratica prendono in prestito azioni che non hanno pagandole al prezzo corrente per poi rivenderle e guadagnare dal ribasso del titolo.

In Italia usiamo l’espressione “vendita allo scoperto”. Il significato è il medesimo.

Ma all’improvviso succede qualcosa: entrano in scena i “pesci piccoli”, gli investitori privati, detti anche retail, noti nell’ambiente finanziario come “parco buoi”, che di solito finiscono dritti nella bocca dei grandi investitori, noti anche come gli squali di Wall Street.

Virtual traders

Questi piccoli investitori “normali”si incontrano virtualmente su social Reddit, per l’esattezza in un forum – WallStreetBets – dedicato alla Borsa. Decidono di unirsi al grido di “a morte i ribassisti”, ufficialmente perché credono nel piano di rilancio presentato dal nuovo membro di GameStop Ryan Cohen, e per farlo usano lo strumento dello short squeeze.

Il risultato è che il titolo di GameStop in una sola seduta cresce del 50% circa.

Ma questo è solo l’inizio.

La “febbre” di GameStop entra nel vivo: sulla chat WallStreetBets si diffonde lo spirito della battaglia epica dei piccoli che, per una volta, possono vincere contro i grandi. I “chat traders” continuano a comprare e il titolo tocca quota 144 dollari prima di chiudere a 76 dollari: sono solo le prove generali di quello che accadrà di lì a poco.

Elon Musk, fondatore di Tesla

La spinta definitiva allo short squeeze arriva con un tweet di Elon Musk, visionario fondatore di Tesla, considerato un guru dei mercati finanziari, il quale rifacendosi a un noto “meme” sulle azioni che salgono senza un motivo particolare, twitta “Gamestonk!”e linka la chat di Reddit.

Il tweet di Musk, arrivato a mercati chiusi, trasforma la fiamma in incendio: il titolo sale improvvisamente del 157% e viene sospeso diverse volte a causa dei movimenti troppo ampi prima di chiudere a 193 dollari.

GameStop è ormai il caso del momento negli Stati Uniti.

La Sec, (l’equivalente della nostra Consob), fa sapere che sta seguendo la vicenda, e poco dopo si muove addirittura la Casa Bianca. WallStreetBets viene temporaneamente resa privata. Le piattaforme di trading Robinhood, Webull Financial e Interactive Brokers vietano le operazioni su GameStop. Il titolo risale sulle montagne russe, ma questa volta per scendere improvvisamente fino a 132 dollari.

Ma nel frattempo il primo colosso si piega alla battaglia, cade sotto i colpi dei piccoli cacciatori di WallStreetBets: l’hedge fund Melvin Capital chiude la posizione ribassista rimettendoci circa 4 miliardi di dollari.

Intanto che vi scrivo Game Stop quota 325 dollari ad azione e chissà cosa ancora dovrà passare sotto i ponti prima che il prezzo di questo titolo possa tornare a corrispondere al valore reale dell’azienda.

Pac-man, storico videogioco creato negli anni ’80

CONCLUSIONI

La finanza è un Oceano pieno di squali e piccoli pesci a caccia di opportunità. Purtroppo o per fortuna storie come queste rappresentano la parte romantica di Wall Street, ovvero racconti di episodi unici in cui piccoli investitori possono bagnare il naso a colossi speculativi. La verità è che il sistema non si cambia con sporadiche battaglie alla Robin Hood, soprattutto in un contesto in cui l’obiettivo non è espressamente salvare una buona azienda, ma dimostrare di essere più speculativi degli speculatori.

La verità dei fatti è che dietro al romanticismo c’è un gioco d’azzardo che quotidianamente miete vittime senza compromessi e che purtroppo alimenta e accresce lo scostamento tra la finanza e l’economia reale.

Provate ad immaginare se sui mercati finanziari ogni titolo fosse scambiato ad un prezzo che è esattamente equivalente al valore della società corrispondente. Sarebbe un mondo perfetto.

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